Storia della scuola

L'Istituto Don Nicola Mazza

Accogliere ed educare cristianamente giovani capaci ma privi di mezzi, aiutarli a inserirsi nel mondo della cultura e della professione, creare cittadini utili e motivati alla Chiesa e alla Società. Questi sono i principi che hanno guidato Don Nicola Mazza a fondare una Scuola Paritaria a Verona che, ancora oggi, si conferma un fiore all’occhiello per l’intera comunità.

La cultura che rende liberi

Dalla Fondazione della scuola ad oggi molte cose sono cambiate, ma il principio di sussidiarietà resta l'elemento basilare dell’Istituto.

Una Scuola meritocratica

Alla Scuola Don Mazza le capacità sono sempre premiate: i giovani capaci e meritevoli, anche se di modeste condizioni economiche o privi di adeguati supporti socio-culturali, trovano un luogo accogliente in cui studiare.
A loro si riserva precedenza nelle iscrizioni, garantendo a tutti una retta adeguata al reddito familiare (ISEE) con possibilità di ammissione gratuita.

L'ispirazione Cattolica

Le Scuole Don Mazza sono dedicate ai ragazzi e alle famiglie che condividono i principi di Don Mazza, quali la solidarietà, l’assunzione di responsabilità e il gusto per il dialogo formativo leale e continuativo.

Gli stessi principi guidano anche il Corpo Docenti, un team affiatato e coeso che coniuga l’esperienza con l’entusiasmo, stimolando la crescita, l’autostima e la creatività dei giovani.

Un pensiero libero e liberante

Una Scuola di ispirazione Cattolica che ha saputo mantenere il passo con i tempi, che fa i conti con le nuove esigenze, generazioni e modelli educativi.
Una scuola libera e liberante che garantisce un solido metodo di studio, valorizza i tempi della rielaborazione personale, stimola alla curiosità, allo studio e alla ricerca.

Le tappe della nostra Storia

“Se non conosci la storia, non conosci nulla. Sei come una foglia, che non sa di essere parte di un albero”.

1790
Nascita di Don Nicola Mazza

Il 10 marzo nasce a Verona Nicola, primogenito di Luigi Mazza e di Rosa Paiola. È battezzato il giorno successivo nella parrocchia di S. Salvatore al Frignano (poi soppressa e aggregata a S. Eufemia), nel centro cittadino. Il padre possiede e gestisce un negozio di tessuti in piazza delle Erbe, ed investe i cospicui guadagni in proprietà immobiliari, in città e in provincia.

1798
Restauro della casa padronale

Luigi Mazza restaura la casa padronale acquistata l’anno precedente con un vasto podere a pochi chilometri da Verona, sulle colline di Marcellise, in località Contrada del Monte. Erige e fa decorare l’oratorio annesso, dedicato alla Gran Madre di Dio. La famiglia Mazza vi si trasferisce durante l’autunno e, forse, nei momenti di maggior pericolo di quegli anni calamitosi, che vedono il territorio veronese corso dalle truppe francesi e austriache. A Verona Ni­cola inizia gli studi e frequenta, come esterno e irregolarmente per la fragile salute, le scuole del Seminario, aiutato, privatamente, dal padre filippino Antonio Cesari, celebre letterato, amico di famiglia.

1802
Inizio degli studi umanistici

Nicola riceve la prima comunione e inizia gli studi umanistici sotto la direzione del Cesari, che sarà suo amico e confessore fino alla morte nel 1828, frequentando il ginnasio del Seminario. Il 26 dicembre, l’Austria, dopo la sconfitta di Austerlitz, si ritira dal territorio veronese alla sinistra dell’Adige, che passa anch’esso sotto il controllo francese.

1807
La vocazione sacerdotale

Chiarita e confermata la sua vocazione sacerdotale, il 21 giugno il Mazza indossa la veste clericale a Marcellise, nell’oratorio della villa paterna; il 19 settembre riceve la tonsura e gli ordini minori a Verona, nella chiesa di S. Elena, dal Vescovo Innocenzo Liruti. Nel novembre inizia, sempre come alunno esterno, il liceo del Seminario.

1810-1812
Soppressione delle Congregazioni religiose

Il 20 aprile 1810 un decreto napoleonico sopprime in città e provincia tutte le Congregazioni religiose maschili e femminili, i cui membri vengono dispersi, mentre i beni immobili e le stesse suppellettili sono incamerati dal governo e venduti a privati; altrettanto avviene con le Confraternite laicali e le loro proprietà; sopravvivono soltanto il Seminario e la Confra­ternita del SS. Sacramento. Il Mazza, nel novembre alunno del primo corso teologico, inizia a frequentare assiduamente Gaspare Bertoni, guida spirituale dei seminaristi. Il 30 marzo 1811 riceve dal Vescovo Liruti il suddiaconato e il 14 marzo 1812 il diaconato. Per la sue condizioni di salute, talvolta precarie, è dispensato dalla frequenza delle lezioni in Seminario e studia privatamente.

1814
L'ordinato sacerdotale

Il 4 febbraio i Francesi lasciano Verona e vi subentrano gli Austriaci. In aprile Napoleone abdica e si ritira nell’isola d’Elba, mentre a Parigi, con Luigi XVIII, ritornano i Borboni. Il 26 marzo il Mazza viene ordinato sacerdote dal Vescovo Liruti e continua, sotto la guida del Bertoni, gli studi teologici su Tommaso d’Aquino e Alfonso Maria de’ Liguori, e le sue fervide aspirazioni missionarie gli valgono l’epiteto di «don Congo».

1815
Gli anni da insegnante

Fuggito dall’isola d’Elba, il I° maggio Napoleone rientra in Francia e riprende il potere, ma nel giugno è definitivamente sconfitto a Waterloo e viene relegato, fino alla morte, nell’isoletta atlantica di Sant’Elena. Il Mazza declina l’incarico di parroco di Cisano sul Garda, offertogli dal Vescovo Liruti, che, probabilmente nel novembre di quell’anno, lo chiama ad insegnare matematica nel liceo del Seminario, ove in seguito sarà professore anche di fisica generale e storia universale, fino al termine dell’anno scolastico 1848-1849. È anche cappellano e confessore festivo a Marcellise, fino al 1839, e confessore feriale a S. Nicolò all’Arena, e poi, dal 1840 fino alla morte, assiduo e ricercato, a S. Fermo.

1816- 1817
Una nuova idea di società

Una gravissima crisi economica, causata da persistenti calamità naturali, porta Verona e la sua provincia agli estremi della fame. Il Mazza accentua l’esercizio individuale della carità e va elaborando le sue idee sulla società e l’opportunità di elevare i giovani meritevoli, ma privi di mezzi economici, ai gradi più alti della cultura, ecclesiastica o laica.

1819
L'istruzione ai bisognosi

Probabilmente nel novembre il Mazza conduce con sé a Verona Luigi Dusi, figlio decenne d’un falegname di Marcellise, per fargli frequentare le scuole del Seminario, riconosciute dall’autorità civile e aperte a tutti, e lo colloca a pensione presso Teresa Pieropan, nella parrocchia di S. Nazaro. Farà altrettanto quattro anni dopo con un altro ragazzo di Marcellise, anch’egli ricco d’ingegno ma povero di beni di fortuna, Alessandro Aldegheri.

1820 - 1821
L'abilitazione all'insegnamento

Il 24 dicembre 1820 supera presso l’Università di Padova l’esame di abilitazione all’insegnamento e il 17 marzo dell’anno seguente ottiene il relativo diploma governativo. Il 20 aprile 1821 Luigi Mazza, in gravi difficoltà economiche dovute ai tempi difficili, è costretto a vendere, oltre ad altri beni immobili, anche il podere di Marcellise con le case annesse, e a trasferire la propria abitazione, presso cui vive ancora Nicola, nella parrocchia di S. Nazaro, fuori del centro cittadino. Alla fine degli anni Venti la famiglia Mazza ritornerà ad abitare nella parrocchia di S. Eufemia.

1827 - 1829
L'Istituto femminile

Nel 1827-1828 il Mazza accoglie le prime fanciulle di famiglie di condizione moralmente precaria e le colloca presso privati. Il 25 marzo 1829 entra in Verona il nuovo Vescovo, Giuseppe Grasser (succedendo al Liruti, morto nel 1827), che rimarrà alla guida della diocesi fino alla morte, nel novembre del 1839. Indotto dal Bertoni, divenuto suo consigliere e, dopo la morte del Cesari, confessore, il Mazza dà inizio all’Istituto Femminile, ubicato prima in lungadige Porta Vittoria, poi in via Cantarane, che in pochi anni giungerà ad ospitare più di trecento giovanette. Per contribuire al loro mantenimento e per dare ad esse un lavoro onesto e redditizio anche dopo l’uscita dall’Istituto, il Mazza avvia una grande filanda, una tintoria, una scuola di ricamo e una produzione di fiori artificiali, i cui lavori otterranno riconoscimenti ufficiali anche fuori dei confini nazionali.

1832
I primi collaboratori

Nel maggio lascia la famiglia e va ad abitare in via S. Carlo. Il 7 agosto muore il padre. Il 22 settembre il Dusi viene ordinato sacerdote e inizia a collaborare alle opere educative del Mazza; l’Aldegheri è intanto studente di teologia. Altri cinque giovanetti sono assistiti dal Mazza presso famiglie private e tra questi suoi primi alunni egli troverà i primi collaboratori.

1833
L'Istituto maschile

In autunno una signora ignota offre al Mazza un’ampia casa in via S. Carlo e nel novembre il nobile sacerdote Pietro Albertini gli cede in uso la chiesa di S. Carlo, da poco restituita al culto, e case ed orti adiacenti. Il Mazza commissiona al pittore Giovanni Caliari le tele dell’«altare delle devozioni»: ha inizio formalmente l’Istituto Maschile.

1838 - 1839
I primi collaboratori

Il 28 settembre 1838 l’Imperatrice d’Austria Maria Anna Carolina Pia, moglie di Ferdinando I, visita l’Istituto Femminile, ove ammira i preziosi manufatti dei laboratori. Il 21 novembre il Mazza viene insignito dall’autorità austriaca di una «grande Medaglia d’oro con collana» con la motivazione «Pro piis meritis». L’8 febbraio 1839 muore la madre. Nel novembre il Mazza apre a Padova una Casa per studenti universitari.

1840 - 1841
L'Ac­cademia di Agricoltura Commercio ed Arti

Il 25 giugno 1840 il Mazza invia in dono all’imperatrice un velo omerale finemente ricamato ed alcuni fiori artificiali. L’11 dicembre è nominato socio attivo dell’Ac­cademia di Agricoltura Commercio ed Arti di Verona. Nel 1841 entra in Verona il nuovo Vescovo, Pietro Aurelio Mutti, che rimarrà alla guida della diocesi fino al 1851.

1844
I primi collaboratori

Al 18 agosto risale un documento fondamentale per la conoscenza delle idee e delle opere mazziane, lo scritto inviato ad Aristace Azarian, abate dei Mechitaristi di Vienna. Il 6 novembre muore, a soli 35 anni, il Dusi, il primo alunno e collaboratore del Mazza.

1845
Propaganda Fide

Nella lettera del 29 agosto il Mazza presenta al Cardinale Filippo Giacomo Fransoni, Prefetto di Propaganda Fide, i suoi due Istituti e chiede per il suo sacerdote Angelo Vinco, di fervida vocazione missionaria, un posto gratuito nel Collegio romano di Propaganda Fide, dove il Vinco entrerà nel dicembre successivo.

1846 - 1847
Il viaggio esplorativo in Africa

Il 3 luglio 1846 il Vinco parte per l’Africa con la spedizione organizzata da Propaganda Fide, in seguito all’istituzione, in quell’anno, del Vicariato dell’Africa centrale. Con lui, tra gli altri, è Ignazio Knoblecher, Provicario dal 1848 alla morte, avvenuta nell’aprile del 1858. Dopo un soggiorno in Libano per approfondire la conoscenza dell’arabo, a metà luglio del 1847 i missionari partono alla volta di Khartoum: vi giungeranno l’11 febbraio 1848 e vi fonderanno una stazione missionaria. Intanto il Mazza, riaccesasi in lui la passione missionaria della giovinezza, inizia ad elaborare un suo piano per l’evangelizzazione e la civilizzazione dell’Africa centrale con la partecipazione degli stessi africani, uomini e donne, prima educati nei suoi Istituti di Verona. Il 24 settembre 1847 viene eletto membro del Consiglio Comunale di Verona per il triennio 1848-1850; ne farà ancora parte nei successivi trienni 1852-1854, 1856-1858 e 1860-1862.

1848
La requisizione degli Istituti

Scoppiata la guerra tra il Piemonte e l’Austria, Verona rigurgita di truppe austriache. Vengono requisite alcune case dell’Istituto Femminile a scopi militari. La requisizione durerà più di quattro anni, con grave danno per le attività produttive mazziane; in questo periodo viene interrotta la lavorazione del celebre paramento sacro «in quarto». Il 2 dicembre Ferdinando I abdica a favore del nipote Francesco Giuseppe e si ritira a Praga, dove tiene una corte onoraria e provvede ad erogare la beneficenza imperiale, di cui più volte godrà il Mazza.

1849
Il rapporto con Daniele Comboni

Il 6 gennaio, Daniele Comboni, giovane liceale, consacra, nelle mani del Mazza, la propria vita alla missione africana. Altri giovani mazziani maturano intanto una fervida vocazione missionaria. Il 19 gennaio, inatteso, giunge a Verona da Khartoum il Vinco, in cerca di aiuti. La sua presenza e la sua testimonianza accendono nell’Istituto Maschile l’entusiasmo missionario. Il Mazza espone al Vinco il suo piano e lo incarica, al suo ritorno in Africa, di riscattare sui mercati degli schiavi giovanetti neri d’entrambi i sessi da educare a Verona e poi rimandare in Africa per collaborare con i suoi missionari. Nell’Istituto Maschile e in quello Femminile si studiano intanto con intensità le lingue, tra cui anche l’arabo. Alla grave depressione economica che affligge la provincia veronese si aggiunge il colera, che in quell’anno miete oltre duecento vittime. Scarsa è la raccolta di aiuti per il Vinco, che ritornato in Africa prosegue per Khartoum e l’Alto Nilo, dopo aver affidato l’acquisto dei giovanetti neri ad un francescano operante ad Alessandria d’Egitto, Geremia da Livorno. Il 6 giugno vengono messi all’Indice Le cinque piaghe della Santa Chiesa e La costituzione secondo la giustizia sociale di Antonio Rosmini. Si accende, anche a Verona, la polemica pro o contro il Rosmini: il Mazza ne sostiene apertamente l’ortodossia.

1851-1852
Inizio formale dell'Istituto Fondamentale

Il 13 marzo 1851 Pio IX impone il silenzio sulle opere del Rosmini ed istituisce una commissione che le esamini attentamente. Il 17 dicembre padre Geremia da Livorno giunge a Verona con quattro fanciulli arabi e tre fanciulle nere. Il 21 novembre 1852 il Mazza, anche in vista della sua attività missionaria in Africa, provvede ad una sistemazione definitiva del suo Istituto Maschile nominandone i preti responsabili. La data può considerarsi l’inizio formale, anche se non giuridicamente approvato, dell’Istituto Fondamentale (che cento anni dopo sarà ripreso e canonicamente costituito come Pia Società di D. Nicola Mazza). In quel 1852 e negli anni che seguono il Mazza stabilisce regole ed emana disposizioni relative alla vita interna della sua opera maschile, mentre incompiute restano le regole dell’Istituto Fondamentale, nella cui formulazione si coglie l’apporto dei suoi principali collaboratori.

1853
Il piano missionario

Nella lettera del 4 gennaio il Mazza espone al Fransoni il suo piano missionario e ricorda che alcuni suoi preti da anni pensano di consacrarsi alla missione africana. Al Prefetto di Propaganda Fide non riescono chiari alcuni punti del progetto mazziano. Il 23 gennaio muore in Africa il Vinco. Il 12 giugno muore il Bertoni, guida spirituale del Mazza. Il 23 luglio padre Geremia da Livorno giunge a Verona con ventotto fanciulli neri, di cui diciotto maschi e dieci femmine, comperati sui mercati del Cairo. Il 28 settembre due preti mazziani, Giovanni Beltrame e Antonio Castagnaro, partono da Verona per una missione esplorativa nell’Africa centrale, col compito di individuare un luogo atto alla realizzazione del piano missionario mazziano.

1854
Le missioni all'estero

Il 6 febbraio muore a Khartoum il Castagnaro. Il Beltrame prosegue la sua missione esplorativa inoltrandosi sul Nilo Azzurro. Il 3 luglio Pio IX dichiara l’ortodossia delle opere del Rosmini e il Mazza, che in attesa del verdetto della commissione pontificia ne aveva impedito l’accesso ai suoi preti, ne consente il libero studio. Il 10 settembre, dopo tre anni di vacanza della sede episcopale, entra in Verona il nuovo Vescovo, Benedetto de Riccabona.

1855
L'incarico a Londra

Il Mazza è nominato Vicepresidente onorario della Società Universale per l’incoraggiamento delle Arti e dell’Industria di Londra. Nell’estate infierisce ancora a Verona e in provincia il colera, che miete oltre settecento vittime, tra cui un prete mazziano, Giulio Tomezzoli. Alla metà di novembre ritorna a Verona il Beltrame: il bacino del Nilo Azzurro non è atto all’evangelizzazione, perché abitato in gran parte da musulmani ostili al cristianesimo, per cui il Mazza si orienta sul Nilo Bianco o sul suo affluente Sobat, nel territorio della grande tribù dei Denka.

1856
La crisi

Il 26 marzo il Mazza stipula con l’Albertini un contratto di usufrutto, in cui si sottopone a pesanti condizioni antirosminiane. Contemporaneamente quattro preti mazziani (oltre al Rettore dell’Istituto Fondamentale Alessandro Alde­gheri, Francesco Angeleri, Pietro Ronconi e Luigi Bianchi, tutti filorosminiani) lasciano S. Carlo, probabilmente per divergenze sull’impostazione e la conduzione delle opere mazziane. L’economia veronese, per l’atrofia che già da alcuni anni affligge il baco da seta e la crittogama della vite, versa in gravi difficoltà. Gli effetti si fanno sentire anche nell’Istituto Femminile: gradualmente il Mazza dovrà ridurre la produzione della filanda, prospera negli anni precedenti, perdendo così una notevole fonte di sostentamento per i suoi Istituti. Ciononostante il Mazza prepara la spedizione missionaria in Africa, avviando i contatti con la viennese Società di Maria per la promozione della missione cattolica nell’Africa centrale. Un cospicuo aiuto verrà dal canonico Giovanni Criso­stomo Mitterrutzner di Bressanone, influente membro della Società di Maria.

1857
La vista dell'Imperatrice Elisabetta

Nei primi giorni di giugno l’Imperatrice Elisabetta, che accompagna il marito Francesco Giuseppe a Verona, visita l’Istituto Femminile. Il 4 luglio il piano missionario del Mazza è accolto favorevolmente a Vienna dal Comitato della Società di Maria, presieduto dal Vescovo Andrea Meschutar, cui lo espongono il Beltrame e Angelo Melotto. Vengono assicurati loro i mezzi finanziari per attuarlo, compresi i sussidi da erogarsi alle famiglie dei missionari mazziani, quasi tutte indigenti. In quello stesso luglio, altri due giovani preti mazziani, Francesco Oliboni e Alessandro Dal Bosco, ricevono a Ferrara da Pio IX la benedizione per l’ormai prossima spedizione missionaria. Il 4 settembre il Mazza benedice i cinque suoi figli in partenza per l’Africa centrale: il Beltrame, il Melotto, l’Oliboni, il Dal Bosco e il Comboni. Il 5 settembre Massimiliano d’Asburgo, Governatore del Regno Lombardo-Veneto, con la consorte Carlotta visita l’Istituto Femminile. Il 10 settembre i missionari mazziani, cui si è unito il laico Isidoro Zilli, salpano da Trieste alla volta di Alessandria d’Egitto. Il Dal Bosco, il Melotto e il Comboni visitano la Terrasanta, mentre al Cairo il Beltrame e l’Oliboni provvedono all’occorrente per la spedizione. Il 19 ottobre i missionari mazziani lasciano il Cairo. Navigando sul Nilo raggiungono Assuan, ove incontrano il Provicario Knoblecher che, sfinito dalle febbri e dalle fatiche, sta ritornando in Europa. Questi trasmette al Beltrame, superiore della missione mazziana, le opportune facoltà apostoliche e consiglia di esplorare dapprima la stazione di S. Croce, fondata quattro anni prima. Il gruppo mazziano supera indenne la terribile traversata del deserto di Nubia, da Korosko a Berber, durata ventidue giorni.

1858
L'arrivo a Khartoum

L’8 gennaio i missionari mazziani giungono a Khartoum, ove si ferma, come procuratore della missione, il Dal Bosco. I compagni, navigando sul Nilo Bianco, giungono alla stazione di S. Croce il 14 febbraio. Obiettivo immediato è l’esplorazione della zona per trovare un luogo atto alla fondazione d’una stazione missionaria secondo il piano del Mazza, e di compilare un dizionario e una grammatica della lingua denka nonché un piccolo catechismo in quella lingua. Il clima è avverso: tutti sono colpiti dalle febbri malariche, particolarmente il Comboni e l’Oliboni, che muore il 26 marzo. Difficili sono altresì i rapporti coi missionari tedeschi.

1859
L'Inospitale S. Croce

Il 15 gennaio, dopo undici mesi di permanenza, il Beltrame, il Melotto e l’ancora febbricitante Comboni lasciano l’inospitale S. Croce. I primi due esplorano il territorio del Sobat, un luogo che pare più favorevole alla missione mazziana. Il 4 aprile tutti e tre si riuniscono nella stazione base di Khartoum al Dal Bosco, anch’egli debilitato dalle febbri, che il 28 maggio portano alla morte il Melotto. Il Comboni, più volte in pericolo di vita, è richiamato a Verona, dove giunge il 26 ottobre.

1860
Evoluzione della Missione d'Africa

Il 20 luglio il Beltrame lascia Khartoum e si inoltra sul Nilo Bianco allo scopo di recuperare i missionari superstiti nelle stazioni di S. Croce e di Gondokoro. La missione dell’Africa centrale passa ai Francescani tedeschi, che vi inviano parecchi missionari, sostenuti sempre dalla Società di Maria, ma il clima esiziale in breve tempo ne fa strage. Lasciata Khartoum il 20 luglio, il Beltrame e il Dal Bosco giungono l’11 settembre a Shallal di Assuan, località più salubre.

1861 1862
La "questione romana"

Nel 1861 Verona ha un nuovo Vescovo, Luigi di Canossa. In dicembre il Mazza invia il paramento «in quarto» a Ferdinando I, che ne farà immediato dono a Pio IX. Il 15 dello stesso mese il Beltrame e il Dal Bosco partono da Shallal alla volta di Alessandria d’Egitto. Compiuto un pellegrinaggio in Terrasanta, lasciano l’Africa, e dopo una sosta a Roma, dove informano Propaganda Fide della dolorosa situazione della missione, l’8 maggio 1862 giungono a Verona. Alla fine del mese sono ancora a Roma, per presentare al Cardinale Alessandro Barnabò, Prefetto di Propaganda Fide dal 1856, la domanda di assegnazione all’Istituto mazziano di un territorio da evangelizzare nell’Africa centrale. Il Barnabò accetta la domanda, ma subito dopo, per i troppi lutti, decide di sospendere la missione, in attesa di tempi migliori. Gli Istituti mazziani versano in difficoltà economiche, e anche a Verona s’accende il problema nazionale, al quale è annessa la «questione romana», circa il dominio temporale del Pontefice.

1863
Divergenze

Nell’Istituto Maschile sorgono divergenze tra il Rettore Francesco Bricolo ed altri preti sulla conduzione dell’opera maschile e in merito al dominio temporale del Pontefice, difeso dal Mazza. Intanto, autonomamente, il Comboni intraprende, in Italia e in Europa, un’intensa opera di animazione per la missione africana.

1864
I viaggi in Africa e la crisi

Nel settembre, a Roma, il Comboni stende il suo Piano per la rigenerazione dell’Africa. L’8 novembre, a Verona, il Comboni legge il piano al Mazza, quindi riprende i suoi viaggi in Italia e in Europa. Nell’Istituto Maschile i rapporti interni sono resi difficili anche dalla crisi economica: sempre più spesso, negli Istituti mazziani, manca la «po­lenta» quotidiana.

1865
L’ultimo difficile periodo e la morte

Ad una richiesta del Barnabò, il Mazza risponde che il Comboni, nella realizzazione del suo progetto missionario, agisce in piena autonomia e con responsabilità propria, e che le gravissime difficoltà economiche impediscono all’Istituto di far proprio il piano del Comboni, dicendosi comunque pronto a dare, secondo le proprie possibilità, il suo contributo. Il Comboni intende comunque rimanere membro dell’Istituto. Il 9 giugno il Bricolo rinunzia all’incarico di Rettore del Collegio Maschile: le sue dimissioni sono prontamente accolte. Verso la fine di giugno, dopo circa sette mesi di assenza, il Comboni ritorna a Verona e ha un incontro chiarificatore col Mazza, che lo abbraccia dicendo: «Tu sei mio figlio». Il Com­boni ha portato da Colonia e da Parigi i mezzi finanziari necessari ad intraprendere una nuova missione mazziana in Africa: nonostante i lutti precedenti, sei preti di S. Carlo sono pronti a partire. Il 25 giugno il Mazza chiede a Propaganda Fide un determinato territorio in Africa centrale, corrispondente ad un ampio Vicariato, e dichiara esplicitamente che il Comboni è membro del suo Istituto e che gli ha procurato i mezzi necessari per la missione africana. L’istanza è recata personalmente dal Comboni al Barnabò, che è favorevole alla concessione, ma invita il Comboni ad accordarsi con il Padre Generale dei Francescani per la divisione dell’immenso Vicariato dell’Africa centrale. Il 6 luglio il Definitorio dell’Ordine si dichiara contrario alla sua divisione. Intanto sono sempre più precarie le condizioni di salute del Mazza, che il 5 luglio si pone definitivamente a letto, nella sua stanza presso l’Istituto Femminile; le sue condizioni si aggravano rapidamente e il 2 agosto muore. Il giorno successivo si svolgono i solenni funerali, con la partecipazione del Vescovo, delle autorità civili e di una enorme folla di clero e di cittadini: il compianto è dell’intera città.

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